La sospensione via sms del reddito di cittadinanza: l’intervista del presidente CNOAS

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Ti lascio senza un euro via sms. “Fine reddito di cittadinanza, si rivolga ai servizi sociali”. E’ il testo del messaggio che l’Inps sta inviando a decine di migliaia di persone. Per l’esattezza 169mila, quelle nei cui nuclei famgliari non ci sono disabili, minori o over 65 e che dunque non hanno più diritto all’assegno. Hanno tre giorni di tempo per trovare un’alternativa, la qual cosa significa essere presi in carico dai servizi sociali. Una possibilità solo per 88mila di loro, secondo dati Inps. Ma tutti in queste ore premono agli sportelli dei comuni, per avere risposte.
Il presidente degli #AssistentiSociali Gianmario Gazzi: “Temo per l’incolumità dei colleghi. Il governo deve prorogare i termini”.
Le situazioni più critiche in Sicilia e in Calabria, dove è stata chiamata la polizia locale a presidiare gli ingressi. Migliaia di persone infuriate chiedono agli assistenti sociali di trovare un’alternativa all’assegno che non riceveranno più. Hanno solo tre giorni di tempo.
“Io ho paura per i miei colleghi. Siamo professionisti che lavorano in frontiera, ma qui si è superato il limite. Sta accadendo quello che accadde quando si passò dal reddito di inclusione a quello di cittadinanza. Non si rendono conto che queste non sono pratiche, sono persone, biografie. Richiedono attenzione, cura”, dice Gianmario Gazzi, presidente dell’ordine degli assistenti sociali, all’HuffPost.
L’Inps ha mandato un messaggino in cui avverte che dal mese di agosto sospendono tutto salvo la presa in carico da parte dei #ServiziSociali. Quanto tempo occorrerebbe?
“Ci vogliono giorni e giorni. Di una persona che non percepirà più il reddito di cittadinanza non basta dire che è potenzialmente occupabile. Bisogna valutare se ha altri tipi di problemi, familiari, di salute, se è inserito in un percorso di disintossicazione per cui ha bisogno di sostegno al reddito per un periodo… Valutando tutti questi elementi, ad esempio con visite domiciliari, gli assistenti sociali stilano un progetto d’inclusione per ogni persona. Quello che si chiama in gergo ‘presa in carico’. Ripeto, ci vogliono giorni. Ma qui siamo di fronte a migliaia di richieste da esaudire in tre giorni”
Queste persone si troveranno senza reddito di cittadinanza. Ma a parte i servizi offerti da Regioni e comuni, ci sono forme di reddito alternative?
“Bisogna vedere situazione per situazione. Se uno è fortunato il comune in cui abita ha sussidi straordinari. Per altri fondi dovrà appoggiarsi alla Caritas, considerare se sono attivabili bonus o altre forme di sostegno. Ma non sono cose che si fanno su due piedi, per migliaia di persone”.
Tutto peserà sugli enti locali. Ora ci sarà la protesta dei sindaci.
“Io sarei anche stufo di non attribuire responsabilità a enti locali e regioni. L’emergenza era prevedibile. E i soldi ci sono. E invece in molti casi le Regioni, che avevano decine di milioni di euro, non li hanno spesi. In Sicilia a fronte di 80 milioni di euro stanziati per i servizi sociali, ne hanno spesi il 5%. E stiamo parlando di una Regione che ha tra i numeri più alti di richiesta del reddito di cittadinanza. Situazioni simili in Calabria e Puglia. Esattamente come nel caso del Pnrr, gli enti locali non sanno progettare, vanno avanti a partite i va e precari… Ripeto: le responsabilità sono delle Regioni, che sono competenti, dei Comuni e degli ambiti territoriali”.
Facciamo qualche esempio.
“A Trapani, a fronte di 70mila abitanti, ci sono 5 assistenti sociali. Dovrebbero essere per legge 14 . E non essere costretti a occuparsi in una tempistica cosi’ stringente di un numero di casi così elevato”.
Come vi comporterete?
“Noi come professionisti non faremo ‘i fiocchetti’, come si dice. Ma mi rifiuto di pensare che un assistente sociale risponda a un mandato di questo tipo senza approfondire. C’è una procedura da rispettare. Intanto dai comuni arrivano le segnalazioni di situazioni critiche. In alcuni hanno chiamato la polizia locale a filtrare gli ingressi. Sicilia e Calabria sono in forte difficoltà”.
Come se ne esce?
“Il governo deve varare una proroga con decreto, serve più tempo. E poi gli enti locali facessero le assunzioni. Capisco che ora sarà complicato ma prima o poi bisogna iniziare. Non accetteremo lo scaricabarile sugli assistenti sociali che sono in prima linea. Senza misure immediate rischiamo in prima persona. Parliamo di persone disperate che non hanno nulla da perdere”
Grazie al giornalista Alfonso Raimo e al giornale
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